”Scrivere è errare”, l’importanza di imparare a scrivere a mano per un bambino

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Elle. Elle come LIBRO.

Ieri è uscita una notizia. In Finlandia per i bambini che iniziano ad andare a scuola non sarà più obbligatorio imparare a scrivere a mano. Shock! Alfabeto e lettere saranno insegnati su tablet e computer, ma non sarà più insegnato a tracciare una lettera su un foglio con matita, colore o penna. Shock! Insomma cresceranno uomini che non sapranno mai cosa sarà la loro calligrafia, che non sapranno mai cosa significa scrivere il proprio nome su un foglio di carta con quel modo tutto personale di tracciare una a, una effe, una emme che ciascuno di noi ha, perché la calligrafia prima d’essere una palestra sana e indispensabile per la nostra psiche, e’ la prima grande espressione estetica di un essere umano. E’ il disegno che assurge alla grande potenza di Segno. Scrivere e’ errare: ovvero camminare, ovvero sbagliare, ma sbagliando da soli. Quante volte scrivendo col tablet vorremmo scrivere una parola e invece la macchina ne fa un’altra? Anche mentre sto scrivendo ora, succede, e ho lasciato l’errore apposta. Trovatelo! 

 
Shock! Ci chiediamo: ma se un giorno avvenisse un grande blackout quei bambini saranno in pratica analfabeti? Non potranno scrivere una lettera d’amore e come faranno a lasciare un biglietto sul muro di Giulietta a Verona? Appenderanno un tablet? Non conosceranno mail profumo di un gesso che imbianca una lavagna. Abbiamo pensato alla bellezza dell’arte amanuense, abbiamo pensato che il gatto Certosino si chiama così perché veniva coccolato nelle certose dai monaci amanuensi affinché proteggesse la carta dai topi mentre scrivevano, e per questo forse sulla lettera miniata che abbiamo scelto per Elle, Elle come libro, c’è un topolino. Senza calligrafia saremo topi che vivono al buio.
 
Elle. Elle come LACRIMA.

Il pianto di Camilla‘ e’ stato scritto interamente a mano, non solo, in seguito e’ stato scritto in bella calligrafia su un libro fatto con corteccia d’albero. Passatismo? Nel giorno di San Valentino da Veronica alla cartolibreria Fabriano a Milano c’è la coda di gente per farsi scrivere in bella calligrafia un pensiero d’amore su un biglietto di carta. Perché? Qual è il rapporto tra l’uomo e la scrittura?

Il pianto di Camilla. Il re Porfirio un giorno s’accorse che tutti i grandi libri sono stati scritti attraverso il velo delle lacrime. , così inizia una delle più belle poesie di Torquaro Tasso. La calligrafia e’ un’espressione del pianto, perché cosa e’ mai una virgola se non una goccia? Allora Porfirio pensa di vietare letture e scritture private, solo pubbliche. Scrivere e’ entrare in contatto con una forza interiore potente, benefica, salvifica, e una lacrima buca un foglio come la mina di una matita, lo buca in felicità e lavoro. Ricordo ancora oggi la notte che presi carta e penna e su un tavolo di legno con le gambe rosse scrissi a mano la prima parola del libro: . Poi guardai la parola e pensai: <E’ troppo lunga come inizio> e scrissi: . Una porta si apri’ e cominciai ad intravvedere un mondo. Borges annotò: <Gesù scrisse una sola cosa sulla terra e nessuno la lesse>. Perché la terra e’ l’immensa pagina di un grande libro, dove la nostra vita e’ racconto. E’ il racconto di alberi, fiori, prati, farfalle, coccinelle, dinosauri, vulcani, mostri e draghi: tutto questo suono, tutta questa intera sinfonia c’è nella polla d’oro di un essere umano che in silenzio scrive su un foglio. Non uccidiamo il pianto della scrittura! Impariamo che una lacrima sul volto di tutti gli uomini e’ l’unica lettera di fronte alla quale si ferma ogni impulso dell’uomo di ammazzare. Una lacrima e’ il neonato che non siamo mai stati.

 

Elena Gaiardoni

 

14 gennaio 2015

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Elena Gaiardoni

Elena Gaiardoni. Una sola parola: scrivere. Scrivere e’ amore. Inizio a scrivere nel giardino di mia madre ancora bambina. I fiori sono le mie prime pagine. La passione per la scrittura si discioglie da sempre in due rivi, apparentemente inconciliabili, ma dei quali cerco un’unica sorgente con entusiasmo e non senza sofferenza: la scrittura letteraria e la scrittura giornalistica. Laureata in Lettere e filosofia all’Università di Padova con una tesi sulla Phone’ di Carmelo Bene, che ho seguito per tre anni, intraprendo il giornalismo per necessità ma convinta di una cosa: un vero scrittore non si chiude in aula o in studio, ma come Conrad s’imbarca sulle navi e solca il mare della vita con umile curiosità. La redazione e’ la mia nave. Quest’anno ho pubblicato Il pianto di Camilla, edito da Marcianum Press.

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