Perché Morte e Mamma iniziano con la stessa consonante?

Perché Morte e Mamma iniziano con la stessa consonante?

M di Morte

Morte. L’ultima parola. Annera d’inchiostro color terra quanto per una vita abbiamo fatto o scritto, condanna al silenzio eterno e al perpetuo esilio. Chi la pronuncia e’ quasi un eretico da mettere al rogo. Non più soglia aperta su speranze paradisiache, per l’uomo contemporaneo la morte e’ diventata sinonimo solo di inferno, che esista o non esista. L’uomo non vive appieno la vita, ma calibra l’esistenza in funzione d’evitare la morte, come se potesse essere evitata. Le ultime notizie sulla carne rossa, per esempio, tolgono qualsiasi piacere di cibo a favore dell’ansia nei confronti di esso, perché cibarsi non è più godimento di vita, ma un costante pericolo che ci può far incappare prima nella morte. Oggi esci a cena con persone color cadavere, che di fronte a un menù chiedono: la pasta contiene glutine? Non sono intollerante, ma ho riscontrato che defeco con puntualità da orologio se mangio la pasta senza glutine. C’è il prezzemolo in questo piatto? Mi raccomando. Ho fatto le prove d’allergia e mi hanno detto che potrei, potrei essere allergico. Potremmo sembrare demagogici se ricordiamo per un attimo che mentre ci poniamo tutte queste domande almeno 50 bambini muoiono di fame? Oppure potremmo sembrare diabolici, se pensiamo che quella della carne rossa potrebbe essere una campagna contro il consumo di carne, alimento che scarseggia visto che i cinesi ne stanno divorando in grande quantità? Mangiare e morte, due M, sono diventati compagni di merende, le grandi merende dimenticate, quelle belle scorpacciate dove ti mangiavi pane e Nutella in mezzo ai prati, odore di margherite e di fossi, e l’aria fresca ti baciava le labbra.
La paura costante della morte ci fa morire a ogni istante, cosa peraltro vera, perché è verosimilmente dimostrato che a ogni istante crepiamo un istante di più, ma ora moriamo peggio, perché siamo spaventati da tutto. Tra poco gireremo con filtri in bocca contro le polveri sottili e non baceremo più nessuno. Ricorrono le festività dei morti. Odore di crisantemo e lumi accesi in lontananze silenti. Credo con Ugo Foscolo che andare sulle tombe possa far bene perché il ricordo dei nostri cari defunti accende ancora l’animo a <cose egregie>. A imprese dolci e entusiaste di vivere un carpe diem senza pensare al glutine. Amen.

M di Mamma

Perché Morte e Mamma iniziano con la stessa consonante? M. Lettera meravigliosa. Quando si pronuncia rimembra-la sua vibrazione fa più giovani le membra-il rotondo piacere delle labbra che i bambini esprimono in suoni mentre succhiano dal capezzolo del seno materno. Qualche settimana fa una persona mi ha raccontato che solo uno scrittore si chiese: perché i bambini nascono piangendo? Fu Flaubert. Rimase scosso dalla risposta che senti’ nascere in lui. Ovvero: i bambini nascono piangendo perché sono consapevoli fin dal primo attimo di vita che quell’attimo già li sta portando verso la morte. Ovvero: la morte è mamma. E’ la morte che ci fa nascere, non la vita. Flaubert ne fu inorridito. La tigre-donna Sveva racconta la morte ne Il pianto di Camilla. Quando ero tigre mi stendevo a terra e osservavo nell’intricato essere della giungla la morte dei più piccoli animali accadere a ogni minuto. Nella bellezza del giardino gli esseri continuavano a morire in una perenne processione. In quanto tigre ho mangiato gli esseri, ma poi ho amato questa natura. L’ho amata con tutta me stessa, perché sapevo che solo così avrei potuto diventare, da animale, anima madre della natura umana. All’Amore quindi perché Amor e Mors sono la stessa splendida ouverture.

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Elena Gaiardoni

Elena Gaiardoni. Una sola parola: scrivere. Scrivere e’ amore. Inizio a scrivere nel giardino di mia madre ancora bambina. I fiori sono le mie prime pagine. La passione per la scrittura si discioglie da sempre in due rivi, apparentemente inconciliabili, ma dei quali cerco un’unica sorgente con entusiasmo e non senza sofferenza: la scrittura letteraria e la scrittura giornalistica. Laureata in Lettere e filosofia all’Università di Padova con una tesi sulla Phone’ di Carmelo Bene, che ho seguito per tre anni, intraprendo il giornalismo per necessità ma convinta di una cosa: un vero scrittore non si chiude in aula o in studio, ma come Conrad s’imbarca sulle navi e solca il mare della vita con umile curiosità. La redazione e’ la mia nave. Quest’anno ho pubblicato Il pianto di Camilla, edito da Marcianum Press.

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