Milano, il coraggio dell’acqua che scorre per ripulire l’inferno dei Black Bloc

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Mariae Nascenti. «A Maria Nascente» è il nome del Duomo di Milano, una caravella dagli infiniti alberi che galleggia su una pancia d’acqua e senza mai porre fine al suo viaggio naviga verso il miraggio d’oro di nuovi orizzonti. Milano è come una Bambina che cammina con i piedi nell’acqua: scorre e non tollera sbarramenti, è dolce e non concepisce eccessi, è limpida ed è abituata a una nebbia romantica di baci intimi, non a un fumo oscuro e odorante di fuoco lordante. Era oscuro il volto della protesta che nel primo giorno di maggio, mese di Maria, ha sporcato le strade meneghine. Fiamme, vetri rotti, scritte buie: tutto questo lasciavano i Black Bloc al loro passaggio, ma soprattutto una distesa di stracci neri, come scorze molli di corazze invertebrate cadute da insetti infestanti. Se lo sono, che simbolo possono essere quegli stracci neri sulla strada?

 
In corteo, tanti cani al guinzaglio che ululavano come lupi un’incompresa solitudine a un giorno diventato notte per gli incendi di macchine carbonizzate, a un pomeriggio drogato dalla rabbia di animali che non cercavano di lenire il dolore alla luce dolce della luna. La Bambina – Milano camminava su quelle strade nere, dove le parole erano sconclusionate, incomprensibili, e non aveva paura. A Milano l’acqua non fa paura, è il gorgoglio tranquillo dei Navigli. I Black Bloc volevano rompere Milano, Expo è stato solo un pretesto. Milano non può rompersi, la sua bambina sta sempre per nascere, è d’oro come l’aurora, è stellata come la volta del Paradiso. I Black Bloc hanno sbagliato città: qualsiasi cosa volessero dimostrare, hanno sbagliato città per dimostrarla, perché la Bambina – Milano il giorno dopo ha fatto scorrere il coraggio dell’acqua, che è quello di pulire, rifare mondo l’inferno, dove mondo significa spazio pulito ma anche società che costruisce, cittadini per il quale la parola cor – teo, ha in sè il significato di cuore e anche di Dio. E Dio edifica, adora le dimore, i palazzi, le colonne, i templi e li vuole incrollabili.

 
Milano ha reagito con la bellezza dell’acqua. Ha portato via vetri rotti, stracci neri, martelli, bottigliette di spray nero, come un naviglio nato per trasportare solo il marmo rosa di Candoglia, non reperti di naufragi luttuosi di pirati dalla meta inquietante. Rosa: colore della Bambina – Milano. Resta da capire: cosa vogliono i Black Bloc? Chi c’è in mezzo a loro? Non hanno ucciso, perché hanno voluto contenere la loro rabbia o perché la loro rabbia è già cosa morta? L’acqua è intelligente, razionale e nello stesso tempo intuitiva. Milano lo saprà. 

 

Elena Gaiardoni

 

6 maggio 2015

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Commenti
  • Beatrice

    Hai capito Otto!!! La sua passione per i piatti iperproteici ci ha regalato ricette sfiziose anche se una buona bistecca cotta bene non ha bisogni di trucchetti

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Elena Gaiardoni

Elena Gaiardoni. Una sola parola: scrivere. Scrivere e’ amore. Inizio a scrivere nel giardino di mia madre ancora bambina. I fiori sono le mie prime pagine. La passione per la scrittura si discioglie da sempre in due rivi, apparentemente inconciliabili, ma dei quali cerco un’unica sorgente con entusiasmo e non senza sofferenza: la scrittura letteraria e la scrittura giornalistica. Laureata in Lettere e filosofia all’Università di Padova con una tesi sulla Phone’ di Carmelo Bene, che ho seguito per tre anni, intraprendo il giornalismo per necessità ma convinta di una cosa: un vero scrittore non si chiude in aula o in studio, ma come Conrad s’imbarca sulle navi e solca il mare della vita con umile curiosità. La redazione e’ la mia nave. Quest’anno ho pubblicato Il pianto di Camilla, edito da Marcianum Press.

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