Romeo, Giulietta e l’evoluzione moderna della tragedia di Shakespeare

Romeo, Giulietta e l'evoluzione moderna della tragedia di Shakespeare

Cronista d’amore. E’ il sogno di ogni scrittore e giornalista trasformarsi in un cronista d’amore. L’ho fatto per William, quel Shake che mi innamorò anche grazie a Carmelo Bene. Mi sono seduta per un giorno sul balcone di Giulietta con carta e penna, guerrieri, araldi e innamoratori di chi scrive, per raccogliere le cronache del cuore che non trovano orecchio sui giornali. Oppure se guardiamo meglio, lo trovano questo spazio, ma oggi il dramma si chiama femminicidio: gli uomini conoscono l’impeto del delitto per possessione dell’altro, mossi dall’odio e dalla paura. Questa è l’evoluzione moderna di quella che invece fu la tragedia del «grande amore» che sfocia nella morte per totale profusione di sentimento, narrata da Shakespeare, una tragedia dove tutti i sentimenti umani, compreso il bullismo, vengono descritti solo in funzione di un immortale abbraccio tra due bambini rapiti da Messere Amore. Attendo gli innamorati seduta su un piccolo sgabello, in fondo i 400 anni della morte di Shakespeare meritano l’attesa su un «monumento» che è la ricamata protesi esterna di una casa. Come una stanza in pietra rosa a cielo aperto, nuda ma velata da una storia, quella di Giulietta e Romeo, questo ballatoio abbracciato dall’edera che trasforma in palcoscenici di sospiri tutti i balconi del mondo in questi giorni. Me lo auguro, perché la gente, alla quasi insaputa di sé, giunta qui, sorride. La tragedia nei secoli si è trasformata in ilare fiducia di un lieto fine per tutti.

Sotto il balcone la folla scrive biglietti e cuori, poi guarda in alto, al vuoto verone, come se Giulietta fosse fatta della «stessa sostanza dei sogni», scriverebbe il Bardo e, seppur in stato di fantasma romantico e invisibile, allungasse gli adolescenti capelli verso il cortile per permettere a Romeo di salire. «Un bacio, solo un bacio. «Fantastic», il modo più erotico e innocente per essere una persona sola in due. Per me questa è Giulietta» dice Nive, che viene da Israele. E’ salita al primo piano della casa di via Cappello, dimora della piccola Capuleti, per farsi fotografare. I lunghi capelli neri e sugli occhi una maschera in seta viola con piume sbarazzine e conturbanti. Perché vuole essere Giulietta, per pochi minuti vuole essere il mito di Amore senza confini e timori, Amore padrone solo della bellezza e dell’incanto, e ricorda, Nive ricorda che tra i due celebri fidanzati l’attrazione inizia a un ballo mascherato, come se la maschera non fosse un mezzo per nascondersi ma un sigillo che protegge e dilata la purezza del sentimento fin dalla sua nascita. La maschera e’ la cornice e gli occhi degli innamorati il quadro dove Amore dipinge i suoi grandi scenari dove l’unico gli dei sono corpi e anime umane. Dietro alla maschera risuona quel senso infantile di sorpresa fautore di palpiti accorati.

«Per Romeo e Giulietta scoprire la propria identità fu l’inizio della tragedia: appartenere a due famiglie rivali» ricorda Andrea Buonocore, vicesindaco di Agerola, paese campano. Sul balcone si bacia con Anna. «Purtroppo la rivalità tra famiglie che impedisce ai giovani di unirsi è tuttora una realtà – specifica – però credo che alla fine l’amore vincerà sempre». Cosa è cambiato dal tempo dei Montecchi e Capuleti? «Oggi i giovani forse penserebbero di uccidere i genitori se li ostacolano. E poi con rammarico credo che incontri tanto perfetti, come quello descritto da Shakespeare, difficilmente si verifichino. Però l’amore forte resiste. Noi diciamo: «Quando due se vonno, cento non ne ponno». Ovvero: quando due si vogliono, contro di loro non possono nulla neppure cento persone».

Vale Giulietta! Direbbero i romani, vale e vali, perché tu su questo balcone sei ancora presente. Paolo Rosa fa passare a uno a uno i suoi studenti. E’ professore d’arte alla scuola secondaria Renato Fucini nel quartiere Talenti a Roma. «Sono divorziato – racconta – ma non smetterò mai di aspettare Giulietta: la donna che con la sua bellezza, sensibilità e onestà diventa una guida. Lei fu e resta ancora una ragazza gagliarda nel seguire un sentiero verso l’utopia di un affetto inattaccabile». Si susseguono, e si susseguono in processione silente, uomini e donne, seguendo questa guida, Giulietta come Beatrice di Dante, sulla stanza di marmo che ha per soffitto il cielo, come se Amore volesse scoperchiare gli ostacoli e camminare sulla via Lattea. Vengono da Washington, Singapore, Dubai, Nuova Delhi. Nessuno di loro sa che quest’anno si ricordano i quattro secoli della scomparsa di William Shakespeare, ma tutti arrivano con Giulietta che ride negli occhi. Giulietta ride d’amore, dopo aver pianto. Solo una donna, Deborah Paggi del lago di Como, ha le pupille stanche e dice: «Anche Giulietta è stata tradita, ne sono certa. La storia finì male perché ci fu un tradimento. Romeo la tradì. Non ho mai capito perché lo penso, ma lo penso». Se ne va malinconica, mentre Venere si accende in cielo e Amore, lo spirito che trafigge cuori con dardi d’oro e scaldi gli occhi con fuochi d’Angeli messaggeri, splende come un miraggio inseguito dal mondo intero, che nella sua parte migliore è sempre fatto della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni.

 

Elena Gaiardoni 

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Elena Gaiardoni

Elena Gaiardoni. Una sola parola: scrivere. Scrivere e’ amore. Inizio a scrivere nel giardino di mia madre ancora bambina. I fiori sono le mie prime pagine. La passione per la scrittura si discioglie da sempre in due rivi, apparentemente inconciliabili, ma dei quali cerco un’unica sorgente con entusiasmo e non senza sofferenza: la scrittura letteraria e la scrittura giornalistica. Laureata in Lettere e filosofia all’Università di Padova con una tesi sulla Phone’ di Carmelo Bene, che ho seguito per tre anni, intraprendo il giornalismo per necessità ma convinta di una cosa: un vero scrittore non si chiude in aula o in studio, ma come Conrad s’imbarca sulle navi e solca il mare della vita con umile curiosità. La redazione e’ la mia nave. Quest’anno ho pubblicato Il pianto di Camilla, edito da Marcianum Press.

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