Lettere letterarie a Babbo Natale

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Caro Babbo Natale, quest’anno vorrei un altro baobab. Il Piccolo Principe

Caro Babbo Natale, vorrei un’isola tutta per me e Giacomo Leopardi, affinché lui non naufraghi più nell’Infinito. Peter Pan

Caro Babbo Natale, vorrei che qualche volta Bruno Vespa invitasse anche Reth Buttley a Porta a Porta. Rossella O’Hara

Caro Babbo Natale, vorrei che gli uomini che hanno perduto il loro tempo mi cercassero. Marcel Proust

Caro Babbo Natale, vorrei essere narrato da uno scrittore che non racconti bugie, insomma da un signore che non dica che esiste la fata turchina e che i grilli parlano. Non sono un burattino! Pinocchio

Caro Babbo Natale, mi hanno detto che in una cosa che si chiama televisione esiste un gobbo che ti suggerisce tutto quello che devi dire. Vorrei quello. Giacomo Leopardi
Ps. Lo regalo A Silvia.

Caro Babbo Natale, vorrei un cavallino a dondolo tutto per me, senza che lo sappia Ulisse e nemmeno James Joyce. Omero

Caro Babbo Natale, con tutti gli autori che ci sono oggi, mi porti sei personaggi che non ne cerchino altri e soprattutto non me. Luigi Pirandello

Caro Babbo Natale, non ho nulla contro le donne che guidano, ma per Natale vorrei un autista perfetto, che non sbaglia mai. Il grande Gatsby

Caro Babbo Natale, quest’anno desideriamo tanto una casetta al trentesimo piano di un grattacielo, anche una sola stanza, ma che sia senza balcone. Questione di privacy. Romeo e Giulietta

Caro Babbo Natale, vorrei una pizza con le Alici o un Alice senza pizze? Vedi tu. Lewis Caroll
Elena Gaiardoni

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Elena Gaiardoni

Elena Gaiardoni. Una sola parola: scrivere. Scrivere e’ amore. Inizio a scrivere nel giardino di mia madre ancora bambina. I fiori sono le mie prime pagine. La passione per la scrittura si discioglie da sempre in due rivi, apparentemente inconciliabili, ma dei quali cerco un’unica sorgente con entusiasmo e non senza sofferenza: la scrittura letteraria e la scrittura giornalistica. Laureata in Lettere e filosofia all’Università di Padova con una tesi sulla Phone’ di Carmelo Bene, che ho seguito per tre anni, intraprendo il giornalismo per necessità ma convinta di una cosa: un vero scrittore non si chiude in aula o in studio, ma come Conrad s’imbarca sulle navi e solca il mare della vita con umile curiosità. La redazione e’ la mia nave. Quest’anno ho pubblicato Il pianto di Camilla, edito da Marcianum Press.

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