Intervista alla madre del delfino morto per selfie

Intervista alla madre del delfino morto per selfie

Ora pare che sia una «bufala». Michi, come l’ho battezzato, era già morto. Il cucciolo di delfino, che pareva essere stato ucciso per disidratazione da una folla di bagnanti maniaci del selfie, in realtà era già morto in acqua, secondo la versione dell’uomo che l’ha raccolto. A «Libreriamo» il capo – scrivo capo perché fa molto vecchia redazione – mi ha detto: «Vai a intervistare la mamma del delfino e scopri la verità». Lo sa che amo i delfini perché il loro nome significa «utero» una parola che ho affrontato a 360 gradi ne «Il pianto di Camilla», dove i delfini sono protagonisti perché sono estremamente intelligenti, perché la loro espressione è un perenne sorriso e perché sono pesci con il becco di un uccello. Ci sono tanti motivi per amare i delfini, ma ora sono nei guai: la mamma di Michi accetterà l’intervista?

E’ quasi il tramonto sul peschereccio al largo delle coste dell’Argentina e i pescatori non sanno perché sono qui. Mi piace nuotare al tramonto, è l’unico momento della giornata in cui mi piace. L’acqua è colore del vino, rosata; pensare che anche il suo sale sia come grani di coralli mi dà il senso del gioiello che questo elemento è, soprattutto quando diventa una sola lacrima rosa sul volto azzurro della terra. Mi tuffo e nuoto lontano dalla barca. So che se vuole sarà lei a trovarmi. Ho già fatto interviste a altri animali: o ti trovano loro, oppure è inutile che li cerchi. Per gli animali l’approccio fisico è già un sì, non ti ingannano fisicamente. Se ti vogliono si avvicinano, non si avvicinano per sfruttarti, per toglierti qualcosa o per vendertela, mai. Gli animali non possono essere denaro, per questo non conoscono l’odio.

Miriadi di occhi del sole sulle placide onde, se fossero diamanti non sarebbero così splendenti e se l’aria sa già di crepuscolo, sott’acqua sembra ancora un giorno. Mi sento in un cesto di arcobaleni e rido. E’ quando rido che lei arriva, attratta dal mio piacere. Mi nuota intorno, mi tocca con il becco di uccella, perché ha già detto sì al nostro incontro, gioca con i miei capelli.

E così vuoi sapere di… Come lo chiami?

Michi.

Perché vuoi sapere come è morto?

Gli uomini vogliono la verità.

Ah, ah, questa è bella. Gli uomini vogliono la verità. E da quando? Nessuno mente più di un navigante, questo lo sai. Quante menzogne noi delfini sentiamo arrivare dalle navi. Un solo uomo in mare è sempre un naufrago, due uomini sono una minaccia. Soltanto la solitudine vi fa  simili a noi. Se siete in branco diventate bulli, immediatamente. Avete problemi di bullismo, sento. Bene, fate nuotare i ragazzi insieme ai delfini. Avvicinateli agli animali, obbligateli a portare loro rispetto e forse potreste risolvere la loro rabbia. La rabbia è natura, fate in modo che i bambini lo possano percepire come la violenza e’ in noi: a noi animali l’armonia non stanca. Sia che io viva o che muoia, l’armonia della natura è salva ed è salvezza. Per gli esseri umani non è così. Voi spezzate l’armonia. Fatelo sentire ai piccoli.

Ti manca Michi?

La morte non è un furto. Non possediamo alcunché. Quando ho saputo della sua morte l’ho donato al mare, che è madre nella vita e nella morte. E’ inutile che ti dica, già lo sai, che il nome delfino significa «utero», ti sei mai chiesta il perché?

Non sai quanto.

Le spiegazioni sono molte, quella che usiamo noi delfini è questa. Siamo i ridenti funamboli dell’orizzonte. Sott’acqua i pesci non vedono la linea dell’orizzonte, non sanno cosa significhi che le acque siano separate dall’aria e dalla terra. I delfini lo sanno: perché l’utero è un orizzonte. Il primo orizzonte.

Vuoi dire che un bimbo nell’utero sa che un giorno nascerà e sarà come il momento in cui Dio ha separato il cielo e la terra dalle acque?

Una cosa simile. Respirare è tracciare l’orizzonte. Michi aveva appena imparato a farlo.

Chi l’ha ucciso?

Il bullismo universale.

Ah, ah, ah. Ora rido io. Cosa intendi per bullismo universale?

Il branco cosmico che diventa egoismo.

Allora lo hanno ucciso i bagnanti per farsi i selfie, non era già morto.

Non ho detto questo. Ho detto che il bullismo può essere una legge dell’Universo, quando la sua materia è caos di frammenti in esplosione. Tanto si sa, gli uomini copiano tutto, non inventano proprio nulla.

Nemmeno il selfie.

Siete narcisi liquidi, lo sapete no? La tecnologia vi fa specchiare su una superficie che non è orizzonte, dove annegate come Narciso, per vanità. Il vano, il vuoto. Noi non conosciamo il vuoto, non sappiamo cosa significhi «vuoto», voi sì quando non volete esistere, ma vedervi esistere con autocompiacimento della vita, come se la possedeste. Ogni animale è a se stante, sa di essere un essere compiuto, non ha bisogno degli altri animali per essere. Gli altri sono un modo per conoscere, non per esistere. Quindi quando siamo in due, tre, quattro delfini e ci uniamo, lo spazio tra noi non è vuoto, è una forza che ci tiene uniti, perché non disamo in quattro siamo sempre in uno. Questa è l’armonia della natura: l’unità nella molteplice totalità.  Tra voi, anche quando siete due, il vuoto c’è e non lo superate mai.

Sai che nel mondo stiamo discutendo sull’utero in affitto?

Per Nettuno Tridente, non vi sarete messi in testa di affittare i delfini? Sarebbe un disastro per noi. Delfini in affitto: comunque sia è sempre un modo per stabilire una proprietà, perché volete essere proprietari del corpo umano. Questo è mio e voglio un corpo che sia mio, anche il tipo. Terribile, non riuscite più a lasciare andare nulla, persino la morte di Michi. Ma cosa state diventando? Volete una realtà liquida ma che non scorra, come una pioggia sospesa in aria che non scende mai. Morirete di sete e se direte: <Ho sete>, l’acqua sarà aceto perché avete fatto acide persino le piogge.

Michi era morto prima? Non pare dalle foto. Subito ha l’occhio aperto e sorride, solo dopo si spegne.

Non te lo dirò. Sono una madre e come tale genero per moltiplicare la verità, non per dividerla. Non mi sento madre se proteggo o se difendo mio figlio, mi sento madre se tra me e lui faccio scorrere l’oblio. Non mi sono sentita madre quando ho generato Michi, ero madre da prima, e non perché io sia femmina. Ciò che voi chiamate «padre» e «madre» per noi è semplicemente vita. Ogni essere è un utero, perché ogni essere vivendo genera vita. Più cercate di appropriarvi di qualcosa, più dividete. Ho il dubbio che in questa realtà liquida ognuno di voi si ritirerà come una goccia e sarete tutte gocce che vivono una vita a sè. Non sarete mare. Ognuno di voi si caratterizza solo nel possesso, non nella perdita, non nell’abbandono nella vita. Avete messo unghia di draghi voraci. Volete figli per tenere le vostre proprietà chiuse in voi? Cantate canzoni d’amore, ma poi comperate figli maschi per lasciare loro il vostro patrimonio. Che artisti siete se spezzate l’armonia della natura, se il vostro amore è per quanto volete e non per quanto è stato dato dentro il limite della possibilità?

Posso rivederti?

Quando vorrai nuotare con me sarai sempre la benvenuta. Ma non parleremo più di Michi. Ora vado, l’orizzonte mi chiede il silenzio, dove ci rigeneriamo.

L’ho vista nuotare lontano. Se c’è una meraviglia nell’essere un delfino è la bellezza di poter scomparire nel corpo dell’oceano senza vuoto, eppure lo stesso accogliente, perché ciò che contiene non è vuoto. L’amore è pieno, sempre.

Elena Gaiardoni

© Riproduzione Riservata
Tags

Elena Gaiardoni

Elena Gaiardoni. Una sola parola: scrivere. Scrivere e’ amore. Inizio a scrivere nel giardino di mia madre ancora bambina. I fiori sono le mie prime pagine. La passione per la scrittura si discioglie da sempre in due rivi, apparentemente inconciliabili, ma dei quali cerco un’unica sorgente con entusiasmo e non senza sofferenza: la scrittura letteraria e la scrittura giornalistica. Laureata in Lettere e filosofia all’Università di Padova con una tesi sulla Phone’ di Carmelo Bene, che ho seguito per tre anni, intraprendo il giornalismo per necessità ma convinta di una cosa: un vero scrittore non si chiude in aula o in studio, ma come Conrad s’imbarca sulle navi e solca il mare della vita con umile curiosità. La redazione e’ la mia nave. Quest’anno ho pubblicato Il pianto di Camilla, edito da Marcianum Press.

Utenti online