Impariamo a sciogliere il cuore in lacrime

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P di Papa.

 
<Perché ci sono bambini rifiutati? Perché ci sono bambini che soffrono tanto? Perché Dio permette questo>. Vorrebbe leggere la piccola Glyzelle, invece scoppia a piangere davanti a Papa Francesco, che allibito e attento strappa il foglio con il suo discorso già scritto e improvvisa un insegnamento sul pianto davanti a una folla di sette milioni di persone e sotto una copiosa pioggia battente. Francesco dice: <Uomini, imparate a piangere di fronte all’infanzia che soffre>. Sembrerebbe un ossimoro , perché il pianto e’ una manifestazione naturale come il respiro o il battito del cuore, ma non è così: per versare lacrime vere è necessario un insegnamento, una scuola dei sentimenti, un’educazione nuova dello spirito, mai detta, perché da sempre parlare di pianto significa parlare di debolezza: bisogna imparare a piangere un pianto forte, sconosciuto. Non ha descritto un pianto qualsiasi Francesco, ma ha parlato della lacrima della com-passione, quella che partecipa della passione di essere umano, intesa come massima espressione del dolore, ed è in grado di lenirla, di rendere il suo peso più sopportabile a chi porta la croce. Piangere significa essere amore in croce con un altro. 

E’ il pianto inteso come canto sacro del respiro quello di cui ha parlato Francesco. Bisogna imparare come si fa a sciogliere il cuore in lacrime, bisogna fare un cammino interiore per essere .
Il pianto viene invocato dal Papa soprattutto davanti all’estrema sofferenza che possa essere inflitta a un bambino: la violenza sessuale. . Lacrime. Ci sono lacrime semplici, lacrime inutili, lacrime finte, lacrime superficiali, lacrime impostate, lacrime facili: le vediamo tutti i giorni nei programmi televisivi. Di contro ad esse ci sono lacrime SACRE, ovvero lacrime difficili, lacrime profonde, lacrime che trasformano, che non passano inutilmente ma cambiano il nostro modo di vedere il mondo. Non sono lacrime comuni: bisogna imparare a versarle, perché solo attraverso di esse noi possiamo avere una nuova visione del mondo, perché le lacrime sono la rivoluzione del cuore.
Le lacrime percorrono tutto il nostro corpo e lo lavano come la pioggia, che ieri scendeva a Manila quasi a dire che il Cielo piangeva insieme a Glyzelle.
 
P di Pioggia
 
Quanta pioggia e’ scesa nel 2014! I temporali sono iniziati a gennaio e terminati a dicembre. L’uomo non ama la pioggia, lo infastidisce, lo innervosisce, lo mette in crisi, eppure le lacrime che scendono dal cielo sono un lavaggio purificante, mondanti l’eccessiva violenza che ad ogni minuto annerisce il mondo, lo rende pesante e opaco. Due personaggi nel Pianto di Camilla hanno subito violenza sessuale nell’infanzia, perché il libro e’ una lunga epica sull’infanzia che non smette mai di soffrire soprattutto quando è stata violentata.

 

Nel romanzo i due personaggi violentati da bambini sono impossibilitati a piangere. Perché ho connesso la violenza sessuale alla mancanza di lacrime, a un’arsura del volto che rifiuta di bagnarsi? Perché l’identità spezzata, in quanto il sesso e’ il primo principio di identità, l’io spaccato in due, non riesce a trovare la strada per uscire attraverso occhi resi limpidi dalle lacrime. La schizofrenia non ha lacrime. La sua visione e’ bruciata dalla rabbia, dal mutismo di una vergogna di cui spesso ci si autoincolpa, dal deserto che nel bimbo brucia tutto il giardino interiore come un rogo. La violenza sessuale su un bambino e’ come l’esplosione di una bomba nelle voragini dell’oceano: scava una fossa dove tutto la bellezza liquida del nostro essere precipita e si prosciuga, scende in una palude sotterranea in cui l’acqua diventa melma. Il germoglio si essicca. Il terreno di cui siamo fatti diventa un deserto di rovi e pietre, e per vivificarlo bisogna aprire una sorgente di dolcezza nell’anima del bimbo e portarlo a versare le lacrime di cui Francesco ha parlato: lacrime da insegnare, lacrime da baciare su un volto solo con la potenza della com-passione. Un bambino violentato si sente particolarmente brutto quando piange, perché pensa che le sue lacrime siano sporche, quindi da adulto o virerà far piangere gli altri di questa stessa bruttezza, diventando violento, oppure impedirà a se stesso di versare lacrime che immagina escano come mostri.

 

La violenza spezza la bellezza risorgiva del pianto, la sua mano compassionevole, e la trasforma in un artiglio oscuro. Un artiglio e’ una lacrima indurita. Ma che sta accadendo all’umanità che dall’inizio del 2015 sente il bisogno di un nuovo pianto? Da Charlie Hebdo a Parigi alla piccola Glyzelle il messaggio che arriva e’ il bisogno di un pianto DIVINO, sente il bisogno di una lacrima che scende da Cielo per perdonare il suo dolore, il suo errore. E rispondo a un articolo sul Giornale di Marcello Veneziani di sabato 17 gennaio: non è vero che la civiltà europea confonde i valori perché, qualsiasi sia stato l’eccesso satirico di Charlie Hebdo, una profanazione di tutto il sacro che, è profondamente vero, infastidisce, alla fine da una matita laica e’ uscita una lacrima, la voglia di sacro più vera che possa esprimere l’essere umano. Non dimentichiamolo mai. L’umanità è consapevole di sbagliare e cerca un perdono, cerca un pianto che sia potente nel dirle: stai andando nella direzione sbagliata, ritorna uomo Uomo. Riscopri i valori che per tanto tempo hai ucciso, uccidendoti. PIANGI LACRIME DI SALE che brucino sulle tue ormai eccessive ferite, inferte dalla tua fredda ragione. Invoca la pioggia. E rispondo a Umberto Eco che da Fabio Fazio ha detto: l’uomo è uomo perché è l’unico animale che ride. No, l’uomo e’ uomo perché piange ma non d’istinto, piange davvero solo se compie una ricerca dentro di se’. Francia, terra della ragione, hai chiesto di piangere, perché l’insonnia della ragione genera mostri. 

La bellezza di una pioggia che ad un certo punto del Pianto di Camilla scende in petali di rosa. Uomini imparate che pioggia e lacrime vengono dalla Rosa del mondo, che ogni lacrima e’ un petalo che ha un particolare profumo. Il vero pianto profuma, aiutiamo gli uomini e le donne violentate o che hanno violentato a ritrovare la dolcezza sonora del pianto. Il suo silenzio di luce, aiutiamoli a far loro sentire una lacrima dal profumo di Rosa. 

 

Elena Gaiardoni

 

20 gennaio 2015

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Commenti
  • Roberta Roncelli

    Grazie di vero cuore, per la profondità espressa nell’accogliere la lacrima e insegnarla nel suo vero spirito.

    Roberta

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Elena Gaiardoni

Elena Gaiardoni. Una sola parola: scrivere. Scrivere e’ amore. Inizio a scrivere nel giardino di mia madre ancora bambina. I fiori sono le mie prime pagine. La passione per la scrittura si discioglie da sempre in due rivi, apparentemente inconciliabili, ma dei quali cerco un’unica sorgente con entusiasmo e non senza sofferenza: la scrittura letteraria e la scrittura giornalistica. Laureata in Lettere e filosofia all’Università di Padova con una tesi sulla Phone’ di Carmelo Bene, che ho seguito per tre anni, intraprendo il giornalismo per necessità ma convinta di una cosa: un vero scrittore non si chiude in aula o in studio, ma come Conrad s’imbarca sulle navi e solca il mare della vita con umile curiosità. La redazione e’ la mia nave. Quest’anno ho pubblicato Il pianto di Camilla, edito da Marcianum Press.

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