Il ”Carpe diem” di Leonardo Da Vinci

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L di Leonardo.

‘L’acqua che tocchi de’ fiumi e’ l’ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. Così il tempo presente’. Mi ha sempre procurato un suono di meraviglia, una meditazione vibrante d’entusiasmo raccolto come un gheriglio di noce, questo pensiero di Leonardo da Vinci, di cui ieri si è celebrato il compleanno. 15 aprile 1452. A incantare e a interrogare insieme e’ quel verbo, avvicinato al tempo, per sua natura inafferrabile.

 
Il tempo presente si può toccare. Il ‘Carpe diem’, ovvero ‘afferra l’attimo’, attraverso l’aforisma di Leonardo diventa un ‘prendere’ davvero percepito, provato, tra – passato,  attraverso una sensazione tattile, con la mano. Se oggi qualcuno ripetesse quell’aforisma, direbbe probabilmente ‘vedi’, l’acqua che vedi dei fiumi, invece Leonardo ha scritto ‘tocchi’, come se attraverso la fredda alchimia dell’acqua il tempo si potesse toccare. Forse nulla nel nostro pensiero e’ più astratto del tempo, eppure per esso, per questo Saturno che ci genera e nel contempo ci mangia come figli amati e odiati, Leonardo ha scelto il tocco quale arcano strumento di percettibilità. E il tocco del tempo e’ una mano che si avvicina all’acqua, non per prenderla, per fermarla, per raccoglierla, ma per toccarla.

 
Tocca l’attimo’ dice Leonardo. Quante volte ho immaginato la mano del Genio che dolce e mite si avvicina a una sponda dei Navigli e impercettibilmente s’accosta alla misteriosa pelle di ‘sorella acqua’, penserebbe San Francesco. Oggi noi parliamo di un mondo liquido immettendo in questa liquidità un senso di distruzione, ma essere liquidi non è aver perduto tutto se rammentiamo che noi possiamo domare nella conoscenza quanto è liquido grazie al senso più concreto che abbiamo: il tatto. Se la tecnologia e’ liquida, non dimentichiamo che può aver cancellato alcuni nostri sensi, l’olfatto ad esempio, ma non il tatto. E attraverso il tatto noi possiamo domare il tempo del suo freddo essere.

 
Ultima considerazione. Ieri a Milano la grande mostra di Leonardo è iniziata insieme ai funerali di Stato delle vittime del Tribunale. Gabriel Garcia Marquez avrebbe iniziato a scrivere: mentre a palazzo Reale si inaugurava la mostra di Leonardo da Vinci, in Duomo un funerale spargeva incenso. E in questa dualità che si unisce, come in volo si uniscono due ali, possiamo sentire che gli eventi sono ferite, questi fiori del tempo che vibrano insieme affinché il nostro tocco non sia un semplice, inavvertito sfiorare, ma un consapevole portare con se’ della pelle, così perfetta da sfatare la fuggevolezza del caso.
 
L di Lavanda
 
Tra le piante coltivate nel parco del Regno, Samanta cura anche un immenso campo di lavanda. I profumi ci toccano dentro, in una profondità che spesso noi non tocchiamo. I profumi sono fiumi concreti, non sono vezzo o vanità. La lavanda con il suo odore amaro e delicato di radice aerea ci porta serenità, allontana gli insetti come le zanzare e anche gli scorpioni. Spezzato, il suo stelo sparge una lacrima, tutti i fiori spezzati, chi più chi meno, ci toccano con una lacrima.

 

Lacrima: acqua, sale, goccia che scorri come scorre il fiume, e come il fiume di Leonardo ci tocchi. Ma quante volte noi ti tocchiamo per comprenderti? Il tocco reciproco, lacrima – pelle, e’ così delicato, fuggevole e astratto, che per conoscerlo bisogna passare attraverso il più acuto dolore o la più alata felicità, bisogna far transitare il sensoriale in sensitivo e geniale . invita a toccare le lacrime e a farci toccare da esse, perché toccare implica una conoscenza del corpo così misteriosa e elevata, che noi non abbiamo ancora concepito. disse Gesù risorto nel suo Corpo Glorioso a Maddalena. , perché non ho ancora trasformato l’eternita’ in attimo. Quale elevato sapere si cela nel tocco? Tocchiamo un fiore di lavanda e, portando sulla mano il suo profumo, meditiamo. E poi mettiamolo nell’acqua del fiume, aspettando il suo ritorno in un presente regnante.

 

Elena Gaiardoni

 

16 aprile 2015

 

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Elena Gaiardoni

Elena Gaiardoni. Una sola parola: scrivere. Scrivere e’ amore. Inizio a scrivere nel giardino di mia madre ancora bambina. I fiori sono le mie prime pagine. La passione per la scrittura si discioglie da sempre in due rivi, apparentemente inconciliabili, ma dei quali cerco un’unica sorgente con entusiasmo e non senza sofferenza: la scrittura letteraria e la scrittura giornalistica. Laureata in Lettere e filosofia all’Università di Padova con una tesi sulla Phone’ di Carmelo Bene, che ho seguito per tre anni, intraprendo il giornalismo per necessità ma convinta di una cosa: un vero scrittore non si chiude in aula o in studio, ma come Conrad s’imbarca sulle navi e solca il mare della vita con umile curiosità. La redazione e’ la mia nave. Quest’anno ho pubblicato Il pianto di Camilla, edito da Marcianum Press.

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