Cenerentola, quando fiaba e vita sembrano coniugarsi in un sogno, come una farfalla

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F di Farfalla

Nella bocca assaporo le dita
Dell’aurora.
Mosto di rosa e fili d’erba in botti
Di mimosa.
Le serrai, come un pesce d’amore
Odora,

Come il sangue nella vena corrente

Vola.

Nel cielo, al prato, sul fiore e rami
Di bosso,
Profusa nei colori in spettacolo
Agli aironi.
Erano di primula, muffa, placenta
E rosso.
Negli angeli scorsi che si chiamavano
Ali.
Splendeva il pianeta come un mago
Sui temporali,
E nel volo in me il buon, semplice calore
Della stalla.
Nel cobalto roteante, e c’è del male
Come notte,
Il mio bozzolo conobbi di silenzio
E pace.
Sorridendo tra le ali lo sentii filare ancora
Al gelso.
Un palpito, un saluto, un battito
Rapace.
E poi una Voce mi chiamo’ a se’:
Farfalla.

 

F come Fiaba

‘La fiaba InVita’. Il 12 marzo è uscita un’altra versione cinematografica di ‘Cenerentola’. Ancora e sempre una fiaba per unirci in un’epica d’infanzia che non vuole cedere alla tentazione di riaffermare la bellezza che la vita sia sogno. La fiaba e la vita sembrano coniugarsi in un sogno, ma è un sogno che contempla una tenace quanto dolorosa metamorfosi, come una farfalla che deve forare il bozzolo per volare alla fine un solo giorno. La sua vita quindi è nel bozzolo, nel suo legame sognante di trasformazione, o nel volo breve? 

‘La bambina che inizierà a piangere dopo questo ‘C’era una volta tra tutte le volte’ non era una principessa come le altre’. L’inizio de ‘Il pianto di Camilla‘ ritenta ancora una volta questo ‘C’era una volta’ che in un tempo, al confine tra l’altrove e un aldilà, ovvero in uno spazio che non è disgiunto dal tempo, colloca una possibilità immaginaria della vita. Il ‘C’era una volta’ infatti può essere letto come un disegno architettonico, la volta di un arco attraverso cui passare per entrare in uno spazio diverso dalla realtà. Uno spazio, non un tempo. La farfalla passa dallo spazio del bozzolo a quello del giardino. Ma è proprio così immaginario questo spazio? E quale è il suo tempo? 

 

La vita e’ metamorfosi, ogni giorno siamo tessuti in un filo che come una goccia ci trapassa dalla nuca al tallone e ci inserisce in una trama per sempre in formazione e trasformazione, in cui la nostra forma nello spazio sogna una meta. 

 

La trama e’ il bozzolo, la trama e’ il giardino. La trama e’ l’utero, il bozzolo umano, la trama e’ il mondo, il giardino universale. Quale fili tessere per venire alla vera vita? ‘La fiaba InVita’ e’ il titolo di un convegno che si terrà il 18 marzo alle ore 18 al museo dell’Arte e della Scienza di Milano. Maria Teresa Ruta, la fata lucente delle fiabe, libri e libri incantati nel suo castello dimora, Annarita Briganti, giornalista e autrice di un libro di metamorfosi, ‘Non chiedermi come sei nata’, la giornalista Barbara Reverberi e colei che sta scrivendo affronteranno il tema di sempre: venire in vita può essere attraversare quella Volta che ci fa passare da uno spazio indefinito e solenne, l’utero materno, a questo spazio di una natura madre e matrigna, altro grande tema delle fiabe, come diceva Giacomo Leopardi? Riascoltiamo le fiabe perché il loro poter essere mito ci riunisce ancora una volta sotto una Volta di vita, che la vita di tutti i giorni fa credere non possa esistere, invece c’è. 

 

Elena Gaiardoni

 

13 marzo 2015

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Elena Gaiardoni

Elena Gaiardoni. Una sola parola: scrivere. Scrivere e’ amore. Inizio a scrivere nel giardino di mia madre ancora bambina. I fiori sono le mie prime pagine. La passione per la scrittura si discioglie da sempre in due rivi, apparentemente inconciliabili, ma dei quali cerco un’unica sorgente con entusiasmo e non senza sofferenza: la scrittura letteraria e la scrittura giornalistica. Laureata in Lettere e filosofia all’Università di Padova con una tesi sulla Phone’ di Carmelo Bene, che ho seguito per tre anni, intraprendo il giornalismo per necessità ma convinta di una cosa: un vero scrittore non si chiude in aula o in studio, ma come Conrad s’imbarca sulle navi e solca il mare della vita con umile curiosità. La redazione e’ la mia nave. Quest’anno ho pubblicato Il pianto di Camilla, edito da Marcianum Press.

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